The Bridge, il “ponte” di Sonny Rollins tra passato e futuro

Bosco De’ Medici è un’azienda che prova a congiungere due mondi: quello tradizionale dell’antichità romana ed un presente che richiede continua innovazione e sperimentazione. Per questo, l’abbinamento musicale scelto da Ritmodivino non poteva che essere “The Bridge” di Sonny Rollins

“The Bridge”

The Bridge: il ponte.

ponte
Sonny Rollins prova il Sax sul ponte di Williamsburg

Un ponte vero e proprio, il Williamsburg di New York, dove pare che Sonny Rollins fosse solito esercitarsi al sassofono.

L’incisione del disco rivela che il ritiro dalle scene di Rollins fu l’arrivo ad una maggiore padronanza e consapevolezza dei suoi mezzi espressivi.

Il ponte, quindi, è una sorta di simbolo: quello del superamento di un periodo di travaglio.

Nella sua carriera, Sonny Rollins è sempre stato un musicista che ha subito le contaminazioni e le influenze del periodo storico in cui è vissuto.

Nei suoi lavori precedenti, si possono ascoltare le influenze del suo maestro degli anni Quaranta Coleman Hawkins e del più rivoluzionario Ornette Coleman.

L’incontro con quest’ultimo gli impose la lunga pausa di riflessione da cui sarebbe derivato proprio il lavoro di “The Bridge”.

Nonostante l’influenza di Ornette Coleman, che imponeva libertà assoluta nei fraseggi e nelle melodie, in “The Bridge” siamo ben lontani dal “caos creativo” di certi dischi free-jazz.

Sonny si concede – infatti – un equilibrio tra le strutture tradizionali del jazz e un tipo di fraseggio hardbop che lo ha sempre contraddistinto, mantenendo il suo sound nitido e caldo.

Un ulteriore fattore di equilibrio è dato – poi – dalla scelta dei componenti che hanno collaborato alla registrazione dell’album: spicca tra tutti la versatilità del chitarrista Jim Hall, che si sobbarca le funzioni ritmico e melodiche normalmente delegate al pianoforte.

Preziosi sono anche i contributi del contrabbassista Bob Cranshaw e del batterista Ben Riley, due amici e collaboratori di sempre di Rollins.

Inatteso è, però, proprio il sodalizio con Jim Hall.

Quest’ultimo, capace di accompagnare Rollins nei suoi assoli ma – al tempo stesso – in grado di dimostrare quelle capacità di fraseggio bop nette e definite, può essere tranquillamente considerato il secondo solista di questo capolavoro.

Dal ponte di Williamsburg all’antica Pompei

Le similitudini con l’operato degli amici di Bosco de’ Medici sono nette.

Come Rollins, infatti, guardava ad un passato che era parte della sua formazione musicale, fondendolo con nuovi stili, così l’azienda di Pompei è riuscita a pescare nel passato tradizionale della storia della città, unendolo con uno sguardo ad un futuro che – nel mondo del vino – non accetta più compromessi.

 

Autore dell'articolo: Ritmodivino

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.