Vendemmia 2017, tra numeri e siccità

I numeri della vendemmia 2017

A pochi giorni dalla Festa di San Martino, in occasione della quale si usa dire, proverbialmente, che “ogni mosto è vino”, iniziano a circolare in rete i numeri di questa vendemmia 2017. A quanto pare, la raccolta è stata più povera del dopoguerra ed una delle più anticipate in senso cronologico.

In effetti, l’estate estremamente calda e siccitosa ha costretto le aziende ad anticipare quasi ovunque la vendemmia delle proprie uve. Il record in Sicilia, dove Settesoli ha iniziato la raccolta del Pinot Nero di Menfi addirittura alla fine di luglio, esattamente il 31.

Quasi ovunque le attese degli enologi erano quelle di un’uva molto ricca in contenuto zuccherino. Questa è la materia prima che garantisce ai vini ricchezza in contenuto alcoolico.

Questo non è successo ovunque, nel senso che solo le uve predisposte a raccolte anticipate hanno soddisfatto in questo senso le attese. Altre hanno garantito il giusto contenuto zuccherino solo con una produzione più limitata, con acini molto piccoli e poco succo.

Il caldo, se non altro, ha preservato l’uva dall’insorgenza di fitopatologie e altre problematiche. Quasi ovunque, dunque, la materia prima era sana e predisposta a garantire ottimi mosti.

Solo il Sud, nello specifico la Campania, la Puglia e la Sicilia sono riuscite ad aumentare la produzione annuale rispetto al 2016, che pure fu un’annata povera. Al Nord il calo si è fatto sentire in maniera assai marcata.

L’Italia e gli altri paesi

Statistiche riportate da Sky riportano che l’Italia manterrà il comando della produzione europea con 40 milioni di ettolitri di vino, seguita dalla Francia con 37 milioni di ettolitri e la Spagna a 36.

Cresce solo il Portogallo, che aumenta la sua produzione di un 10% a dispetto di un calo generale del 26% di produzione europea e dell’8% a livello mondiale.

Vanno male anche gli Stati Uniti, nei quali il crollo si è avuto anche in seguito ai gravissimi incendi che hanno colpito la Napa Valley fino ad ottobre, mentre significativamente migliore è stato l’anno dell’Australia.

Positivo è pure l’aumento del consumo procapite, anche se l’Italia cede lo scettro alla Francia, con soli 33 litri di vino consumati ogni anno contro i 45 della Francia.

Adesso, con i mosti nei tini e nelle botti, si attende la maturazione che poi soddisferà i palati dei sommelier a partire dalle prime vendite nel 2018 fino a quei vini evoluti in barrique per molti anni, che invece saranno versati nei nostri bicchieri soltanto tra qualche anno.

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