Paul Strand, quando la fotografia è arte senza compromessi

Per l’abbinamento artistico con i vini di Marilena Aufiero, Ritmo diVino ha scelto, questa volta, l’opera più rappresentativa di Paul Strand, uno dei più grandi fotografi di tutti i tempi, il primo che ha fatto di questo medium una vera e propria forma d’arte

Proprio due sere fa mi è capitato di vedere, con molto interesse, l’ultimo film di Ridley Scott, “Tutti i soldi del mondo“, lungometraggio che narra di un fatto di cronaca non troppo recente: il rapimento del rampollo di casa Getty, John Paul Getty III.

Strand
John Paul Getty III

John Paul Getty III, nipote del primo uomo giunto a vantare un reddito superiore al miliardo di dollari, fu infatti prelevato in piazza Farnese, a Roma, nel 1973, da un commando di membri della ‘ndrangheta legati alla cosca calabrese dei Piromalli.

Di fronte alla richiesta di un riscatto pari a diciassette miliardi di lire, il nonno petroliere e fondatore della Getty Oil, rifiutò di versare la cifra, con il concreto rischio che il nipote fosse ucciso, perché, dichiarò il “grande vecchio“, egli aveva altri 14 nipoti. E pagare il riscatto per uno solo di loro, avrebbe spinto delinquenti di ogni risma a fare lo stesso con gli altri suoi familiari.

Strand
John Paul Getty I, il grande vecchio

Alla fine, Paul Getty Sr. riebbe indietro il nipote, ma solo dopo che al ragazzo fu tagliato un pezzo di orecchio, e i malavitosi ricevettero una cifra di un miliardo e seicento milioni di lire come “compenso”.

Ho raccontato di questo episodio perché Paul Getty Sr. , oltre che miliardario, era pure un filantropo. Anche se a modo suo.

I suoi ospiti, per telefonare dalla sua tenuta londinese, erano costretti a pagarsi la chiamata in gettoni. E Getty Sr. era così avaro che per non pagare le tasse allo stato, la ricchezza di quest’uomo controverso non poteva essere spesa ma solo investita.

Così, quando il grande vecchio morì, nel 1976, si scoprì che tutta la sua ricchezza, che oltre che di oro e gioielli, era costituita esclusivamente da opere d’arte.

La sua collezione fu quindi esposta a Los Angeles, su disposizione degli eredi, al museo che di Getty porta ancora oggi il nome.

Ora, tra le opere di quest’uomo che ebbe la capacità di ricostruire, in America, la villa dei papiri di Ercolano, c’era anche l’oggetto che abbiamo scelto per l’abbinamento di oggi.

Si tratta dello scatto intitolato New York e risalente al 1915, opera di Paul Strand.

Paul Strand è stato uno dei più grandi fotografi di tutti i tempi, l’uomo che vide per primo la fotografia come una forma d’arte.

Prima di Steve McCurry, che realizzò uno degli scatti più popolari del ‘900, lo sguardo della ragazza afghana con gli occhi verdi, c’era Strand e solo Strand.

Strand fu il maestro della foto in bianco e nero, l’uomo che ritrasse per primo la vita della strada e i suoi abitanti, oltre alle architetture e ai paesaggi naturali. Un uomo che faceva parlare la realtà in tutte le sue sfaccettature.

Abbiamo scelto Strand per l’abbinamento con il Greco della Cantina Bambinuto perché l’artista scelto ritrasse, nelle sue foto, sempre e solo la purezza della vita quotidiana, tutto ciò che mira dritto alla verità.

Allo stesso modo di Strand, Marilena Aufiero va diretta nella lavorazione del suo Greco: per lei non ci sono compromessi. Non esiste nulla che sofistichi il suo nettare, niente lieviti esogeni, nulla se non il puro frutto della natura vinificato così com’è.

Il Greco di Marilena non ammette mezze misure: o ti piace o non ti piace. Ed è così che secondo noi deve essere un vino che nasce da un vitigno complesso come il greco, un’uva che fa dell’acidità la sua caratteristica principale. Non puoi sofisticarlo.

O meglio, puoi farlo per venire incontro al palato di chi vuole assaggiare questo vino ma non ama particolarmente i sapori netti. Solo che, poi, quello che fai non puoi pretendere che sia “il greco”, ma “un greco”.

Come la foto di Strand gioca sui chiaroscuri, così Marilena produce il suo greco senza via di mezzo. Come natura crea. Quello che trovi sulla pianta nel momento vendemmiale, lo ritrovi in bottiglia dopo che lei l’ha lavorato.

Per noi la visita da Marilena è stata una stupenda esperienza: una mattinata in una bellissima cantina a contatto con la sua filosofia.

Vino tout-court, un ready made quasi duchampiano.

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