Quale vino per la pizza? OttoUve di Salvatore Martusciello

Abbiamo partecipato all’Evento “Quale Vino per la Pizza?”, ed ecco cosa pensiamo noi!

Nella splendida cornice della pizzeria Haccademia di Terzigno, in provincia di Napoli, si è svolto venerdì sera l’evento organizzato dall’AIS Comuni Vesuviani in collaborazione con Aniello Falanga. Aniello è chef e pizzaiolo tra i più rinomati della provincia campana.

Diverse le personalità intervenute alla serata, a partire dai produttori vinicoli di alcune delle più importanti cantine della regione.

Oltre alla Masseria Campito, che realizza a Gricignano di Aversa un ottimo Asprinio di Aversa, sono intervenuti Salvatore Martusciello e Gilda Guida, coniugi e titolari dell’azienda di Quarto “Salvatore Martusciello vini di persistenza”.

Infine, con la sua simpatia e la sua presenza, ha allietato la serata Benni Sorrentino, enologa della cantina Sorrentino in Boscotrecase. Benni rappresentava l’azienda di famiglia.

Il tema della serata era quello dell’abbinamento tra la pizza e il vino, quello tradizionale del piatto principe della tradizione napoletana.

Storicamente, infatti, il disco di pasta condito in mille modi e cotto al forno, erede di una precedente tradizione latina che la chiamava “picea”, è uno dei più complessi da abbinare al vino. Questo a causa della tendenza dolce dei lieviti, che in forno caramellano ad alte temperature, e delle farine, oltreché dei tanti e diversi condimenti con i quali la pizza si può guarnire.

La competenza di Ernesto Lamatta, delegato AIS Comuni Vesuviani e vero protagonista della serata, ha permesso agli avventori di gustare diversi prodotti variamente abbinati alla bevanda di Bacco. Questo è risultato sempre esaltante con i prodotti dell’arte bianca.

La Proposta di Haccademia

Quattro le pizze proposte dal genio della farina di Haccademia.

Innanzitutto, la pizza fritta condita con ricotta e ciccioli. Poi una stupenda margherita con olio EVO e fiordilatte del Vesuvio. A seguire una pizza con pancetta e zucca, guarnita con i semi dell’ortaggio arancione. Infine una pizza con salsiccia di maialino nero casertano, timo e papaccella del Vesuvio (il peperone dolce DOP tipico della zona, e gustato a Natale come sottaceto).

Per la pizza fritta è stato scelto l’Asprinio di Aversa Masseria Campito Priezza. Questo vino, con ottima presa di spuma e sapientemente realizzato sotto forma di spumante metodo classico, ha deterso la bocca del degustatore ripulendola dalla grassezza e dall’untuosità della pizza. Questa, dal canto suo, era stata fritta sapientemente da Aniello Falanga e risultava al tatto pulita e per nulla indigesta.

Quando si parla di untuosità e grassezza, infatti, ci si riferisce alla terminologia AIS impiegata per abbinare al meglio i cibi attraverso il metodo cosiddetto Mercadini, e che viene insegnato ai futuri sommelier del terzo livello di corso.

Sulla Margherita, pizza regina e probabilmente la seconda pizza inventata dopo la Marinara, Ernesto aveva scelto l’ottimo OttoUve di Salvatore Martusciello.

L’OttoUve Gragnano è risultato il migliore dei tre, in abbinamento ai cibi proposti, risultando alla vista eccezionalmente rubino con riflesso purpureo, vivacissimo e brillante, con sentori di viola e rosa e giusta freschezza e morbidezza.

l’OttoUve deriva il nome dal fatto che Gilda e Salvatore lo realizzano, oltre che con le uve Aglianico, Piedirosso e Sciascinoso, con quelle autoctone. Queste sono la Santantonina o Uva del Sabato, la Zauca, la Sulbegna, la Suppezza e la Castagnara.

Il Gragnano, il vino della pizza

Con il suo tannino vivo, il Gragnano era perfetto con la Margherita. Al degustatore attento, però, questo vino sarebbe risultato ottima a sostenere sia la pizza fritta sia la grassezza della pancetta e della salsiccia della terza e quarta pizza.

Con queste, invece, è stato invece servito il sette Moggi della cantina Sorrentino, in due varianti. La prima volta servito a temperatura da vino rosso, nel secondo sperimentato nelle temperatura tipica dei vini bianchi.

Il Sette Moggi si presentava come il più evoluto dei tre vini proposti, presentandosi granato con riflesso aranciato. La sua vivacità è apparsa inferiore all’OttoUve di Martusciello, ma non per questo meno esaltante.

Al gusto, infatti, il Sette Moggi presentava bei sentori di fiori rossi e sottobosco, tannino vivo e delicato, fresco e sapido. Delle due versioni proposte, stupenda è stata l’apertura del nettare a partire da temperature più basse.

La serata si è conclusa con un saluto generale ai visitatori da parte di Aniello Falanga. Lo chef ha ricordato ai visitatori che la sua ultima pizza, quella proposta con papaccelle e salsiccia di maialino casertano, era realizzata con farine biologiche. Il tutto secondo una tradizione antica.

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